CAPITOLO 7: La Grotta di Ade
*Fiamme dai colori accesi stavano conquistando piano, piano la casa; ogni cosa stava bruciando nell’abbraccio mortale di quei veli color tramonto. La sorella aveva portato fuori Demon, rientrando per salvare la piccola July; si tuffò nella piscina, uscendo e correndo dentro. Sfondò la porta, cercando in ogni stanza, urlando il nome della sorellina; una risposta flebile provenne dal piano di sopra.
Le travi stavano cedendo, ridotte ormai a pochi tizzoni ardenti, doveva muoversi; prese un secchio d’acqua, salendo velocemente, ogni stanza era un inferno, tutto quanto stava bruciando. Sentì piangere, sfondò nuovamente la porta, prendendo la piccola in braccio, bagnandola per proteggerla dalle fiamme: July si strinse a lei, piangendo dalla paura. Non potevano uscire dalla porta, l’incendio aveva assunto dimensioni mostruose.
July:-Ho paura!-
Sorella:-Lo so piccola. Tieniti stretta ok?-
Indietreggiò, guardando la finestra: non c’era altra via di fuga. Mise il suo giubbotto addosso alla piccola, per proteggerla, poi lo scatto: il vetro si spezzò con facilità, ferendo la ragazza, che però non sentiva il dolore, per lei contava solo salvare la sorellina. Si girò sulla schiena, pronta per attenuare l’impatto.
July:-Sorellina, ho paura.-
Sorella:-Tranquilla, ricorda… il coraggio non si misura in atti da pazzi, ma si misura con l’altruismo, con l’amore che una persona è disposta a dare verso il prossimo. Devi solo crederci… con tutta te stessa.-
Caddero sull’erba, i pompieri erano arrivati, mentre Demon correva verso di loro con i medici dell’ambulanza.*
Si erano allontanati dalla Fossa di Anubi, le rocce erano scomparse e al loro posto erano comparse grandi pareti decorate da mosaici; per la prima volta in tutto il viaggio, i kelpie iniziavano a mostrare i segni della fatica. Si fermarono, stanchi come non lo erano mai stati; i sayan scesero per far riprendere fiato ai loro compagni, cercando qualcosa che potesse esser per loro una manna ristoratrice. Trovarono un fiume e i cavalli senza fare tanti complimenti si gettarono in acqua, nitrendo contenti; pescarono pesci in grandi quantità, cibo che divisero con i loro cavalieri, affamati quanto loro.
Gohan:-Aaaahhh, ora che ho lo stomaco pieno sto meglio!-
Goten/Goku:-A chi lo dici!-
Trunks:-Secondo voi dove siamo?-
Goku(vestito da Sherlock Holmes con pipa compresa):-Elementare Watson! Siamo in uno schifo di posto, una topaia in poche parole visti gli inquilini.-
Vegeta(-.-‘’):-Acuta osservazione Kakarot… Peccato che lo sapevamo già tutti!-
July si alzò, andando ad osservare i mosaici e il letto del fiume: ancora ricordi, ancora i momenti trascorsi con la sorella, quegli squarci di memoria che stavano diventando delle piaghe d’agonia. Fissò il suo riflesso, sfiorando con la punta delle dita la superficie fresca, facendo ballare la sua immagine gemella; non riusciva mai a trovare una vera risposta, e tutto questo stava distruggendo totalmente la vita della sua famiglia. Suo padre non si era mai capacitato della morte della primogenita, per lui fu una pugnalata al cuore la notizia della sua scomparsa, la madre non faceva che piangere ogni volta che arrivava quella data maledetta, sfogliava vecchie foto, vedeva video su video. Suo fratello e lei, invece, andavano al cimitero, ci stavano tutto il giorno, anche se pioveva, portando sempre il fiore preferito della sorella: una rosa nera, una perché troppe avrebbero rovinato la bellezza, la sua peculiarità e il mistero che l’avvolgeva. Nel fissare il suo riflesso, ricordò.
*Aveva una riunione importante, e aveva promesso di portare lei e Demon. I fratellini si prepararono contentissimi: avevano sempre adorato il lavoro della sorella e non aspettavano altro, per loro era il regalo più grande. Tutti e due si divertivano a vederla quando si truccava, era precisa e delicata in tutto, riusciva ad ottenere quella bellezza che tutte le donne cercano in interventi chirurgici o usando prodotti di cosmetica costosi. Quella bellezza che nemmeno il diamante più brillante sa ottenere, non era mai rigida, adorava cambiare, sperimentare. Molti uomini si erano invaghiti di lei, ma lei non voleva avere una relazione con loro, nemmeno se le offrivano tutto l’oro e i soldi di questo mondo.
July:-Sorellina, mi insegni a truccare?-
La sorella sorrise, prendendola in braccio e rispondendo in modo positivo alla sua richiesta.
July:-Perché non trovi qualcuno con cui formare una famiglia?-
Sorella:-Perché voglio aspettare l’uomo giusto.-
July:-Non era Kenny?-
La ragazza si bloccò, osservando la sua immagine riflessa. Abbassò lo sguardo, cercando di non ricordare; sospirò, guardando la sorellina che attendeva una risposta:era innocente, lo sarebbe sempre stata, sarebbe sempre stata più pura di lei… e ne andava fiera. Le sorrise.
Sorella:-No, non era lui.-
July:-E qual è il tuo uomo giusto?
Sorella:-Uno forte, che sappia ascoltare e pronto a tutto per difendere la famiglia. Uno che non si permetta mai di ferirmi, fisicamente e… emotivamente. Su, prendete i giubbotti che andiamo.-
Finirono di prepararsi per poi uscire e salire in macchina*
Trunks:-Tutto ok July?-
July:-Stavo… ricordando. Devo ritrovarla, costi quel che costi.-
L’amico le cinse le spalle, cercando di trasmetterle una parte della sua sicurezza, quando un rumore fece scattare il loro istinto battagliero: si alzarono tutti quanti, pronti per combattere. Non arrivò nessuno, il rumore fu sostituito da un canto, una nenia continua e triste: anime argentee si stavano avvicinando al fiume, che da cristallino era diventato scurissimo. Soltanto ora capirono dove si trovavano: quello era lo Stige; una barca si avvicinò alla riva, guidata da un uomo dalla barba e dai capelli incolti: Caronte, il traghettatore degli inferi. Tutti gli spiriti dettero la moneta che avrebbe permesso loro di attraversare il grande nastro acquatico; anche i sayan si diressero verso la grande barca, quando Demon inciampò. Non era da lui incespicare.
July:-Demon tutto ok?-
Demon:-Sì, tranquilla.-
July:-Stai sudando…-
Demon:-Sto bene July. Andiamo.-
Caronte:-Voi non siete anime.-
Trunks:-No, ma dobbiamo attraversare il fiume.-
Caronte:-Mi dispiace, ma non potete passare.-
Demon iniziò a vedere offuscato, il respiro si fece affannoso, i battiti cardiaci irregolari. Sudava freddo, le gambe cedettero; trattenne a stento un conato di vomito, tremava. La sorella lo soccorse preoccupata, mentre Vegeta e Trunks lo sostenevano, la spiegazione venne da sé: la ferita infertagli dall’anubita era diventata violacea, sembrava pulsare.
July:-Demon ti prego resisti! Non lasciarmi anche tu! Caronte, per favore, glielo chiedo in ginocchio, ci porti da Ade!-
Caronte:-Non posso.-
Rabbia. July sentiva questo sentimento, anche se non sapeva da dove provenisse. Percepì caldo, un caldo tremendo, come un’ustione a livello del petto: la collana si era illuminata, tremava d’ira. Un bagliore accecante uscì dal pendente di cristallo, una luce che uscì, prendendo la forma di quella donna che July sognava, colei che li aveva condotti lì. La maschera di metallo le celava il volto, con una cotta di maglia che copriva la zona temporale e occipitale del cranio; non teneva il velo color avorio, i capelli erano lisci, neri corvini, lunghi fino al sedere. Una veste bianca avvolgeva il suo corpo snello e tonico, lasciando scoperte le spalle e la schiena; due catenelle d’oro bianco tenevano unite all’abito delle maniche lunghe e larghe. La pelle era pallida, quasi diafana, splendente di luce propria; i suoi occhi smeraldini scrutarono con severità l’anziano traghettatore, il quale indietreggiava spaventato. I sayan la guardavano stupiti, rapiti da tale grazia; la donna avanzò decisa verso Caronte, che temeva quella figura comparsa dalla luce.
Donna:-Lei scorterà questi miei amici da Ade, perché se non lo farà sentirà la mia ira, e le posso garantire che non è niente di buono. Quindi… se serve un’anima, eccomi, io sarò il loro lascia-passare.-
Salirono tutti quanti, Goten legò i kelpie alla barca, Gohan, Goku e Trunks aiutarono Demon, che venne preso da Vegeta e sdraiato sulla barca. La donna teneva la testa del ragazzo sulle sue gambe, mentre July stringeva la mano del fratello, preoccupata. Il principe dei sayan bagnò degli stracci, porgendoli alla ragazza; la donna cantava una melodia sconosciuta, una ninna nanna dolce ed eterna. Posò una mano candida sulla ferita, Demon urlò, mentre lei intrappolava in veleno, togliendolo dal corpo; tutto finì, il giovane sayan smise di urlare, di tremare, i battiti cardiaci tornarono regolari.
July:-Grazie, ci stai aiutando moltissimo.-
Donna:-E’ il mio compito. Io sono qui con lo scopo di proteggervi e di aiutarvi.-
Si alzò, sorridendo all’amica, per alzare la testa: un chiarore l’avvolse, July voleva fermarla, chiederle chi fosse, ma tutto fu vano. La luce si fece quasi abbagliante, la donna scomparve; tutto tornò normale, del grande bagliore era rimasto un granellino verde smeraldo, un piccolo segno che andò a nascondersi nella collana della sayan. Raggiunsero l’altra riva, scendendo, slegando i kelpie, dirigendosi verso i cancelli degli inferi: Cerbero, il grande cane a tre teste, stava dormendo beatamente, mentre Ade attendeva. La grotta del dio era elegante, dalle tonalità scure e realistiche: il pavimento era stato fatto con la tecnica del mosaico, mentre il dio sedeva comodamente su un trono blu notte.
Era di carnagione intermedia, con lievi riflessi color luna: i capelli apparivano marroni scuri, mentre gli occhi sembravano racchiudere le profondità oceaniche, sulla testa portata una corona nera con degli zaffiri incastonati. Indossava un’armatura medievale, color nero e blu notte, con un mantello tenuto alle spalle da due placche che riprendevano una delle teste di cerbero. Stava osservando annoiato le Parche, quando vide i suoi ospiti; si alzò, accogliendoli con amicizia e rispetto.
Vegeta:-Ade, siamo qui per avere delle risposte.-
Ade:-Mi dispiace principe Vegeta, ma posso rispondere solo a tre domande.-
Tre domande… erano troppo poche per tutto quello che volevano sapere. La scelta era ardua, una mossa falsa e si sarebbero giocati una di quelle interpellanze; fu Trunks a porre il primo quesito.
Trunks:-Ade, come faremo a sapere quando saremo veramente vicini ai Sette Infernali?-
Ade:-Sarete vicini ai Sette Infernali quando i loro colori saranno riuniti in un solo passaggio, non lasciatevi ingannare dal numero.-
Vegeta:-Qual è il più forte fra di loro?-
Ade:-Tutti quanti hanno una potenza fuori dal comune, ma solo uno può contare sull’appoggio di un’entità superiore a tutto e a tutti. Il suo numero è il sette, ma ciò non vuol dire che sia l’ultimo del gruppo.-
Restava una sola domanda, che nessuno sapeva come sfruttare. C’erano tante cose da sapere, e solo un quesito a cui rispondere. Fu Demon a prendere l’iniziativa: forse chiedeva troppo persino per un dio, ma sia lui che tutti gli altri sapevano che questa era di vitale importanza per saper costruire una miglior difesa.
Demon:-Chi è quella donna che ci aiuta sempre?-
Il dio restò sorpreso dal quesito, ma decise di rispondere: dopotutto, era sempre una domanda. Si sedette sul suo trono, leggendo negli occhi di Caronte e dei suoi ospiti ogni volta che la donna era apparsa, in sogno e nella realtà.
Ade:-E’ una donna più vicina a voi di quel che sembra. Vi aiuterà molto, vi starà sempre accanto; è stata mandata per questo. Non avete più tempo, la vostra battaglia inizia solo adesso.-
Fece comparire una porta, fatta d’ebano. Si aprì, lasciando fuoriuscire della nebbia leggera e macabra: le pareti di quel corridoio erano fatte del tutto di teschi, mentre il pavimento roccioso presentava delle pozze d’acqua. Dal soffitto pendevano delle catene di tortura, non si riusciva a vedere la fine di quel tunnel degli orrori.
Si voltarono verso Ade, che li guardò convinto, sicuro che potessero farcela.
Ade:-Vorrei tentarvi di restare…-
Goku/Gohan/Goten:-E FALLO ALLORA!-
Ade:-Ma voi siete coloro che salveranno la terra. Vi dirò soltanto questo prima di lasciarvi andare: loro hanno le sfere per risvegliare l’entità suprema più malvagia di tutte, per rendere la terra la loro nuova dimora. Buon viaggio.-
Entrarono nel corridoio, tenendo i kelpie per le redini, sentendo la porta chiudersi dietro di loro, con un cigolio e un tonfo terrificanti. Era tutto nelle loro mani: il destino delle persone più care, della terra, stava sul filo del rasoio; non potevano tirarsi indietro, così come avevano angoscia di proseguire. Per la prima volta, avevano paura della loro missione; sentivano la paura congelar loro le vene, stringer loro la gola, come se volesse strangolarli subito. Un cappio invisibile che non aspettava altro che una mossa falsa, un cappio pronto ad uccidere con la sua stretta assassina… un nodo scorsoio che avrebbe tolto loro le ali della libertà.
Shamila the Slayer of light
"i'm your nightmare and your passion. if you stay with me i wanna kiss you with my dark lips"


